Decreto Crescita, I Costruttori: 'occorre Uno Sforzo Aggiuntivo'

Decreto Crescita, i costruttori: ‘occorre uno sforzo aggiuntivo’

10/05/2019 – Pur apprezzando i contenuti del Decreto Crescita, i costruttori edili chiedono uno sforzo aggiuntivo sulle misure per la rigenerazione urbana e la sostituzione edilizia e sul ‘sismabonus acquisti’ ed esprimono la loro contrarietà allo sconto alternativo alla cessione di ecobonus e sismabonus.
 
È questa, in estrema sintesi, la posizione dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) sul Decreto Crescita, espressa ieri in audizione presso le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione.
 
La delegazione dell’Ance, guidata dal vicepresidente economico-fiscale-tributario, Marco Dettori, ha espresso “apprezzamento per i contenuti del DL Crescita che, insieme al recente Documento di Economia e Finanza e al DL Sblocca Cantieri, rappresenta un primo segno tangibile della volontà di mettere il settore delle costruzioni al centro dell’agenda politica ed economica del Paese”.
 

Rigenerazione urbana, Ance: ‘ridurre le tasse anche senza demolizione’

Per quanto riguarda le misure dedicate agli interventi di rigenerazione urbana e di sostituzione edilizia, particolarmente significative – afferma Ance – sono le disposizioni che riducono il prelievo fiscale per le imprese acquirenti i fabbricati usati da demolire e ricostruire, consentendo l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa (anziché nella misura ordinaria del 9% del valore dichiarato in atto).
 
La misura, secondo i costruttori, è indispensabile per rendere fattibili operazioni complesse di rinnovamento del patrimonio edilizio esistente. “Tuttavia, per massimizzarne i potenziali effetti incentivanti, occorrerebbe uno sforzo aggiuntivo”.
 
Il regime ridotto previsto per l’acquisto di fabbricati da demolire e ricostruire – propone Ance – dovrebbe rendersi applicabile anche al trasferimento di edifici da ristrutturare incisivamente (senza preventiva demolizione) e delle aree già urbanizzate sulle quali realizzare gli immobili secondo i più moderni standard energetici ed antisismici.
 
Un’estensione in tal senso – spiegano i costruttori – consentirebbe di favorire la totalità dei processi complessi di rigenerazione urbana in chiave energetica ed antisismica, comprendendo, oltre ai progetti di vera e propria sostituzione edilizia, anche quelli di recupero dell’esistente (restauro e risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia), che non richiedono la preventiva demolizione dell’immobile stesso, e quelli che prevedono nuove realizzazioni nelle aree già urbanizzate.
 

Sismabonus acquisti, Ance: ‘almeno fino al 2030’

Significativa, secondo Ance, è anche l’estensione alle zone sismiche 2 e 3 del ‘sismabonus acquisti’, la detrazione spettante all’acquirente di unità immobiliari antisismiche, poste all’interno di edifici demoliti e ricostruiti, pari al 75%, o all’85% (a seconda se dall’intervento derivi un miglioramento, rispettivamente, di una o due classi sismiche dell’edificio), del prezzo di acquisto non superiore a 96.000 euro.
 
Anche in questo caso, Ance ritiene che, per massimizzare gli effetti incentivanti della misura, “occorrerebbe uno sforzo aggiuntivo” estendendone il termine d’applicazione almeno fino al 2030. L’attuale scadenza del 31 dicembre 2021 – rileva Ance – si presenta del tutto insufficiente per concludere in modo efficace e strutturato le operazioni di rigenerazione urbana (acquisto del vecchio, progettazione, richiesta e rilascio del titolo edilizio abilitativo, realizzazione dell’intervento e successiva vendita del fabbricato ricostruito), che, di norma, hanno una complessità tale da richiedere tempi certi ed una stabilità d’applicazione che ne consenta un’adeguata pianificazione.
 

Sconto alternativo all’ecobonus, costruttori contrari

Ance ha espresso forte contrarietà sulla norma che prevede la possibilità, per i committenti di fruire, in alternativa alla cessione di ecobonus e sismabonus, di uno sconto sul corrispettivo, corrispondente all’importo della detrazione spettante, che viene anticipato dall’impresa esecutrice dei lavori e da questa recuperato sotto forma di credito di imposta in 5 anni.
 
Secondo Ance, la misura, anche se alternativa (e non sostitutiva) alla cessione del credito d’imposta, sfavorisce le PMI e crea le condizioni per un mercato “oligopolistico”, favorendo le imprese “iper-capienti”, che sono in grado di sfruttare pienamente la detrazione nei cinque anni previsti, recuperando così lo sconto offerto ai committenti e relegando al ruolo di subappaltatori le imprese di costruzioni.
 
Inoltre – aggiunge Ance -, il nuovo meccanismo (tra l’altro da definire successivamente con specifico provvedimento) si inserisce in un sistema di cessione dei crediti oramai già perfettamente operativo, rischiando così di compromettere uno strumento che sta manifestando la sua validità ed efficacia in termini di stimolo ad interventi complessi di messa in sicurezza sismica e di riqualificazione energetica dell’esistente. Per questo è necessario un ripensamento ed una più attenta riflessione sulla misura.
 Fonte: https://www.edilportale.com/news/2019/05/normativa/decreto-crescita-i-costruttori-occorre-uno-sforzo-aggiuntivo_70215_15.html