Sconto Alternativo All'ecobonus, Serramentisti: 'non è Praticabile'

Sconto alternativo all’ecobonus, serramentisti: ‘non è praticabile’

08/05/2019 – Lo sconto al posto dell’ecobonus, previsto dal Decreto Crescita, piuttosto che essere una misura semplificatoria rischia di mettere a rischio le imprese. È l’opinione espressa dalle associazioni del sistema serramenti, che hanno chiesto al Governo un cambio di rotta.
 

Sconto al posto dell’ecobonus, il Decreto Crescita

Il Decreto Crescita modifica le norme che regolano le detrazioni fiscali riservate ai proprietari che decidono di effettuare interventi di riqualificazione energetica sulle proprie abitazioni.
 
Il decreto stabilisce che il soggetto che effettuerà gli interventi di efficientamento energetico potrà ricevere un contributo, anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante. Il contributo sarà recuperato dal fornitore sotto forma di credito d’imposta, di pari ammontare, da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo, senza l’applicazione dei limiti di compensabilità.
 
Nelle intenzioni del Governo, la misura è stata introdotta per venire incontro ai proprietari che vorrebbero effettuare gli interventi, ma che sono scoraggiati dai costi iniziali per mancanza di liquidità.
 

Associazioni del settore serramenti: ‘rischio per le PMI’

Secondo le associazioni del sistema serramenti, si tratta di una misura apparentemente semplificatoria che, se confermata, manifesterà nei fatti la propria aleatorietà rischiando anche di alimentare una domanda che non potrà essere soddisfatta dal mercato.
 
La struttura portante del mercato italiano dei serramenti, scrivono le associazioni in una nota congiunta, è costituita da migliaia di PMI con una capienza fiscale che esaurirebbe in pochi interventi la propria possibilità di “anticipare” al cliente lo sconto del 50% (l’aliquota prevista per i serramenti dalle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici), un comparto peraltro già tartassato dall’iniqua ritenuta d’acconto dell’8% sui bonifici bancari e postali per ecobonus e bonus casa.
 
L’esperienza di oltre 11 anni di detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, aggiunge la nota, dimostra che l’informazione ai consumatori sulle varie opportunità di detrazione è sempre e quasi esclusivamente stata a carico del sistema industriale e delle Associazioni che lo rappresentano.
 
Tutte le Associazioni del sistema industriale italiano dei serramenti (Anfit, CNA, Confartigianato, LegnoLegno, EdilegnoArredo, PVC Forum Italia e UNICMI) – si legge nella nota – “solleciteranno il Governo e il Parlamento nelle prossime settimane affinché questo provvedimento aleatorio sia cancellato, lasciando al consumatore le possibilità già presenti nella legislazione, ovvero la detrazione in dieci annualità fiscali del 50% di quanto speso per l’acquisto e l’installazione di serramenti o la parziale cessione del credito a Fornitori o ad altri soggetti privati con la facoltà di successiva cessione, e per i contribuenti no tax anche a banche e intermediari finanziari”.
 
L’ecobonus, concludono le associazioni del settore, in 11 anni ha rappresentato l’unico elemento anticiclico, che ha permesso a molte imprese di sopravvivere nella più grave crisi del comparto delle costruzioni dal dopoguerra. Sarebbe quindi necessario avviare la stabilizzazione della misura inserendo nuovi incentivi per la valorizzazione della qualità dell’intervento, come la corretta posa in opera.
 

Sostituzione dei serramenti, mercato da 1,6 miliardi di euro

Secondo gli Uffici Studi UNICMI e FederlegnoArredo, il mercato della sostituzione dei serramenti vale 1,6 miliardi di Euro ovvero oltre il 50% del mercato complessivo dei serramenti nel residenziale (che vale 2,9 miliardi di Euro).
 
Se, per via dello sconto dell’incentivo fiscale in fattura, si va ad intaccare questo mercato si sottrae una parte importante di ricavi per le aziende serramentistiche e si potrebbe anche pregiudicarne la sopravvivenza.
 
Le aziende del settore del serramento hanno una struttura finanziaria potenzialmente vulnerabile, infatti il loro tasso di indebitamento, ovvero il rapporto tra i mezzi di terzi e i mezzi propri, è pari a 3 contro poco più di 2 delle medie aziende italiane. I crediti sul fatturato si attestato mediamente al 30%. Questo vuol dire che le aziende serramentistiche non incassano il 30% di quello che vendono.
 
A prescindere dalla struttura finanziaria le aziende serramentistiche non hanno “capienza operativa” per assorbire una riduzione di fatturato importante che si produrrebbe per effetto dello sconto degli incentivi in fattura. I costruttori di serramenti hanno mediamente un EBIT (reddito operativo prima delle imposte e degli oneri finanziari) attorno al 5% del fatturato. Nel caso di applicazione della detrazione in fattura, le aziende serramentistiche (che, in alcuni casi realizzano anche più del 50% delle proprie vendite nel mercato della sostituzione degli infissi residenziali), andrebbero matematicamente in perdita e difficilmente riuscirebbero a resistere per più di un anno.
 
L’applicazione di una norma di questo tipo contribuirebbe a indebolire l’equilibrio finanziario, inoltre limiterebbe la generazione dei cash flow operativo che le aziende serramentistiche utilizzano per finanziare investimenti, attività di marketing e tutte quelle innovazioni operative e strategiche che servono alla crescita e allo sviluppo virtuoso del settore.
 Fonte: https://www.edilportale.com/news/2019/05/normativa/sconto-alternativo-all-ecobonus-serramentisti-non-e-praticabile_70152_15.html