Rifiuti da costruzione e demolizione, gli operatori chiedono di rivedere i criteri monitoraggio

“Una normativa che, in assenza di un adeguato intervento, rischia di segnare il de profundis per il settore della gestione dei rifiuti inerti, bloccando la virtuosa filiera del riciclo. Apprezziamo l’apertura a possibili modifiche espressa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e chiediamo la convocazione immediata di un tavolo per concertare avvio e modalità di verifica dei criteri di monitoraggio”.

È questo il commento di ANPAR, l’Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati che fa parte di Assoambiente all’entrata in vigore (4 novembre 2022) del decreto sull’End of Waste dei rifiuti da costruzione e demolizione (DM 152 del 27 settembre 2022), che contiene il “Regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale”.

Il decreto, lo ricordiamo, prevede che i rifiuti inerti derivanti da costruzione e demolizione, e gli altri rifiuti inerti di origine minerale, sottoposti a operazioni di recupero, non siano più qualificati come rifiuti.

Anpar sottolinea che il settore del recupero inerti gestisce, secondo i dati ISPRA, circa il 48% dei rifiuti speciali prodotti a livello nazionale e ad oggi aveva raggiunto e superato gli obiettivi di riciclo dettati dalla UE, attestandosi a quota 78% di recupero.

Tali risultati – prosegue l’Associazione – sono minacciati dal regolamento lungamente atteso da tutta la filiera, che di fatto introduce parametri, requisiti e controlli che si traducono in una restrizione nazionale, non effettivamente giustificata da motivi di interesse pubblico legati alla tutela dell’ambiente o della salute.

L’errore di fondo, immediatamente segnalato dagli operatori, è che il regolamento non opera alcuna distinzione in base agli usi a cui gli aggregati sono destinati, in contrasto con le norme di prodotto UNI che ne regolano gli impieghi.

Il 4 marzo 2022 l’allora Ministero per la Transizione Ecologica aveva notificato alla Commissione Europea il regolamento tecnico per la cessazione della qualifica di rifiuti per i rifiuti inerti dalle attività di costruzione e demolizione e altri rifiuti di origine minerale; ciò è avvenuto in un momento cruciale per la ripresa post pandemica del Paese e in presenza del PNRR che aveva indicato tra gli obiettivi strategici il suddetto decreto di End of Waste. La condizione di estrema urgenza aveva imposto al Ministero di chiudere il decreto senza il confronto e la condivisione con le associazioni di categoria e i vari portatori di interesse.

Successivamente, la disponibilità a rivedere le parti del decreto che ANPAR insieme ad ANEPLA e NADECO avevano individuato come possibili ostacoli alla piena attuazione dell’Economia Circolare in edilizia, è stata dimostrata con l’inserimento dell’articolo 7 ‘Monitoraggio’ e ultimamente, con il comunicato del Ministero della scorsa settimana che ha aperto a una revisione del testo.

ANPAR auspica la tempestiva riapertura del tavolo tecnico di confronto con le aziende al fine di definire il metodo del monitoraggio e analizzare i nuovi dati dalle verifiche analitiche effettuate dalle aziende sui propri prodotti, in linea con le indicazioni del decreto pubblicato.

ANPAR, pur condividendo l’attenzione per i parametri con potenziale incidenza sulla salute umana e sull’ambiente, ritiene necessaria una rapida valutazione degli effetti concreti di tali limiti prudenziali sull’efficacia del meccanismo di economia circolare attivato dalla regolamentazione, affinché siano scongiurati effetti di forte riduzione dei quantitativi di questi rifiuti effettivamente avviati al recupero; ciò produrrebbe dirette ricadute sull’intero settore delle costruzioni, dal recupero inerti sino ai cantieri per la realizzazione del piano di opere strategiche previste nel PNRR.

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